La tecnica Jacquard

Proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta delle origini del settore tessile introducendo un’invenzione rivoluzionaria, destinata a semplificare il lavoro di tessitura in fabbrica: si tratta della cd. tecnica di tessitura Jacquard, messa a punto nel lontano 1805 dal lionese Joseph Marie Charles (detto, appunto, Jacquard).

Tale macchina, mediante l’uso di schede perforate, sollevava singolarmente un grande numero di fili di ordito in modo tale da riprodurre sul tessuto disegni anche molto complessi con l’impiego di un solo operaio.

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Uno dei primi telai Jacquard. La macchina veniva gestita da un solo operaio.  Photo Credits: history-computer.com/Dreamers/Jacquard.html

La diffusione di questa invenzione scatenò l’insurrezione dei tessitori preoccupati di perdere il lavoro.

Ne sa qualcosa il nostro socio fondatore Angelo Gregotti, che nel 1958 fu bersaglio di un singolare lancio di patate da parte di diverse operaie di una manifattura tessile di Rovellasca, infuriate per l’avvio di processi di licenziamento come conseguenza dell’adozione di macchine da ricamo multitesta che funzionavano con la tecnica Jacquard.

“Il fatto che vendevo disegni per macchine da ricamo fece sì che le ragazze mi ritenessero responsabile. Non scorderò mai quell’episodio e nemmeno la mia 500 Giardinetta che passò una settimana dal carrozziere per la riparazione dei danni (…)”.

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Per saperne di più, leggi l’episodio completo nella rubrica L’Angolo del Greg.

Al Museo del Tessile e della Tradizione Industriale di Busto Arsizio sono esposti alcuni macchinari utilizzati durante le differenti fasi di questa particolare lavorazione (realizzazione dei disegni e delle schede, legatura dei cartoni perforati e tessitura), tra cui un’antica jacquard in 400 a semplice alzata del 1850.

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Macchina per lettura disegni, 1880. Bene in comodato – Busto Arsizio.

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Macchina per legare i cartoni, 1900. Bene in comodato – Busto Arsizio.

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Macchina Jacquard Oskar Schleicher di Greiz, 1900. | Comodato Creazioni Tessili Borsa Srl – Busto Arsizio.

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Ricopiatrice in 400, 1900. Bene in comodato – Busto Arsizio.

 

Tessitura Jacquard in Italia: la Creazioni Tessili Borsa

A Busto Arsizio, dove la produzione tessile è un’antica arte, una delle principali tessiture a metà dell’800 era la Francesco Turati ove, accanto ai telai comuni battenti, erano in moto telai meccanici alla Jacquard: in essa fece la sua esperienza ed emerse per capacità il disegnatore e tecnico Carlo Borsa che divenne ben presto direttore della tessitura. Egli seppe infondere la sua passione per l’arte tessile a due suoi figli, Cesare e Antonio, che proseguirono le orme paterne ottenendo nuovi e significativi riconoscimenti anche in sede internazionale (schizzi e disegni, messe in carta, lettura e padiglioni per tessuti operati). Nel 1969 nasce la Creazioni Tessili Borsa.

Il continuo adeguarsi alle moderne tecnologie e la serietà professionale fanno emergere questa azienda nell’apprezzamento di una scelta clientela anche estera: con i figli Alessandra e Giuseppe, Cesarino Borsa (terza generazione) guida oggi una solida e affermata realtà trainante nel settore schizzi, disegni, messe in carte, lettura, copiatura e montaggio padiglioni per jacquard.

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Nel corso dei prossimi approfondimenti ripercorremo insieme la lunga via della seta ed osserveremo da vicino i macchinari utilizzati per ricavarne il pregiato filo e tesserlo.

Buon inizio d’estate a tutti voi e… Continuate a seguirci!

Dal cotone grezzo ai filati e tessuti

Ben ritrovati! Oggi avremo il piacere di condurvi con noi in un viaggio alla scoperta delle origini del settore tessile in Italia e di mostrarvi da vicino alcuni stupendi esemplari di telai e macchinari d’epoca che testimoniano l’evoluzione nei secoli delle operazioni di filatura, tessitura e finissaggio.

Per farlo, ci siamo recati al Museo del Tessile e della Tradizione Industriale di Busto Arsizio che sorge a pochi chilometri (circa mezzora di macchina) dal nostro stabilimento Aurifil. Un luogo di indiscutibile interesse culturale, ad ingresso libero, che vi incoraggiamo a visitare e che, ne siamo certi, vi affascinerà!

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Istituito il 30 gennaio 1997 con lo scopo di raccogliere, conservare e valorizzare oggetti, macchine, prodotti e documenti riferiti all’industria tessile locale, il Museo ha sede nell’edificio neogotico che ospitava il reparto filatura del Cotonificio Carlo Ottolini (poi Bustese).

 

La filatura è il processo che porta alla trasformazione in filato del cotone in fiocco come giunge dai luoghi d’origine. Le fasi necessarie alla preparazione del filo sono:

  • L’apertura e la pulizia dei fiocchi di cotone – Il cotone ricevuto viene verificato, i fiocchi sono poi aperti e grossolanamente puliti dalle eventuali impurità (semi, scorze, ecc.) dagli apritoi e battitoi. Segue una seconda fase di apertura e pulizia più approfondita (si opera sulle singole fibre) grazie alle carde e alle pettinatrici; si formano i cosiddetti “nastri”.
  • Disposizione delle fibre, allungamento e spessore – I nastri sono resi più uniformi dalla stiratura e dall’accoppiamento operato dagli stiratoi. Il materiale è ulteriormente raffinato mediante ripetuti passaggi ai banchi a fusi, i fili subiscono poi una prima leggera torsione provvisoria grazie ai lucignoli.
  • Filatura – Dopo aver subito un ultimo stiramento, i fili subiscono la definitiva torsione grazie ai cd. rings. Il filato così trattato ha acquistato la necessaria solidità ed elasticità indispensabile per essere o direttamente tessuto o ulteriormente accoppiato, ritorto ed impaccato, allo scopo di ottenere filati impiegati per particolari lavorazioni.

Nella prima sala del Museo sono esposti antichi attrezzi usati sia nelle case sia nelle industrie tessili: alcuni filatoi manuali di uso domestico, una spolatrice, una roccatrice ed una dipanatrice bifrontale.

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Roccatrice tipo “G M” ad avvolgimento indiretto.  La macchina è costituita da un’incastellatura molto semplice e possiede 2 fronti di lavoro di 5 teste ciascuno. Ogni elemento di roccatura è formato da un tamburo scanalato, da un supporto inferiore del filo da stracannare, da un organo superiore di avvolgimento, costituito solitamente da un tubetto in legno che gira per frizione sul tamburo, supportato da una forcella con la possibilità di innalzamento continuo progressivo all’aumentare del diametro della rocca. La scanalatura obliqua dei tamburi in lega d’alluminio funge da guidafilo e consente di ottenere rocche di 5″ di altezza di forma cilindrica o troncoconica, di peso variabile in funzione della loro utilizzazione; la confezione su tubetto in legno di rocche dure è riservata alla successiva lavorazione di ORDITURA oppure alla SPOLATURA. Questo tipo di macchina viene impiegata per confezionare in rocca filati di tipo cotoniero e laniero nonchè filati misti ad eccezione della seta e dei fili artificiali e sintetici.  Le velocità di roccatura vengono scelte in relazione al tipo di filato in lavorazione e possono variare da 80 a 160m/min spostando manualmente, a macchina ferma, le cinghie di trasmissione sulle pulegge a gradini (motore elettrico-albero dei tamburi). Tali spostamenti modificano i rapporti di trasmissione e quindi la velocità periferica dei tamburi sui quali per frizione appoggia e gira la rocca in formazione, con distribuzione incrociata del filato.

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Dipanatrice bifrontale di matasse di cotone in genere con 12 teste o fusi (6 per ogni fronte). Modello TRV 105 costruita negli anni ’53/54 dalla Tessilmeccanica Lombarda di Missaglia (Como). Adatta per confezionare rocchelloni conici con flange a bassa velocità. I rocchelloni vengono comandati lateralmente da una puleggia di frizione e puleggina sul fusello di rotazione.

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Filatoio manuale con la grande ruota. E’ certamente uno strumento antichissimo usato dall’uomo per ottenere filati grossolani e anche sottili, utilizzando fibre tessili vegetali e animali. Su un basamento di legno, una grande ruota è collegata tramite una funicella alla noce del fuso, il quale è obbligato a girare velocemete per l’enorme rapporto di trasmissione esistente, alla pur minima rotazione della ruota. La parte più importante del dispositivo è rappresentata quindi dal fuso orizzontale, lungo qualche decina di centimetri, avente duplice funzione: dapprima, torcere le fibre tessili preordinate secondo la lunghezza, prendendole da un ammasso informe, per formare il filato; in seguito, raccogliere o incannare, possibilmente a forma di spola, il tratto di filato formato.

 

Il primitivo sistema di formazione del filo era completamente manuale e consisteva semplicemente nel far girare sulla coscia la materia da filare. In seguito furono introdotti il fuso e l’aspo, strumenti semplici ma efficaci, tanto da essere ampiamente utilizzati ancora nel secolo scorso dalle nostre filatrici domestiche. Nel XVIII secolo si sperimentarono i primi sistemi meccanici che aprirono la  strada alla lavorazione industriale moderna.

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Copsatrice. Funzionamento della macchina: i fusi sono disposti in orizzontale e la loro rotazione unitamente ad un tastatore conico di spessore e ad un elemento zettatore per ogni testa della macchina costruiscono sul fuso metallico di sezione esagonale il cops, che è simile ad una spola, priva del tubetto di sostegno del filato, da inserire in navette speciali per telai semplici, ossia senza alcun automatismo.

 

Nella seconda sala del Museo sono esposte le macchine utilizzate per la tessitura ed il finissaggio.

Si inizia con due telai a mano in legno di tipo famigliare risalenti alla prima metà dell’Ottocento, si prosegue con i primi telai meccanici ed i successivi telai con lancio a spada e a frusta della navetta, come il Platt Brothers & C. del 1869, fino ad arrivare al telaio industriale per i tessuti pesanti dei primi del Novecento.

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Telaio a mano antico per tessere la tela.
Seduto su una rudimentale panca il tessitore aziona con i piedi le calcole per la selezione dei fili verticali, mentre con il movimento coordinato di braccia e mani muove alternativamente la cassa battente infilando ad ogni fase (passo) un filo orizzontale di trama.

 

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Telaio a mano antico per tessere la tela, dettaglio. Esso è formato da un’incastellatura robusta di legno in cui si trovano gli organi essenziali: il subbio con avvolti i fili – il portafili – le verghe – i licci che vincolano singolarmente i fili nelle magli secondo un certo ordine (1, 2, 3, 4) – la pedaliera per il sollevamento dei licci – la cassa battente con il pettine – il cilindro tirapezza avvolgitore del tessuto.

 

Questi primi telai erano usati nelle abitazioni contadine e funzionavano grazie alla sola forza dell’uomo: con la mano veniva lanciata la navetta, mentre con i piedi si manovravano i pedali (calcoli).

Nel 1733 venne brevettato dall’inglese John Kay un sistema di lancio della navetta che sostituì l’intervento del tessitore in questa operazione.

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Telaio a mano in legno. Fine XIX secolo. | dono in memoria di Ambrogio Candiani – Busto Arsizio, 2009.

 

Successivamente, il telaio fu completamente meccanizzato, anche se la presenza del tessitore rimaneva necessaria per la messa in movimento del macchinario, la sostituzione della spola nella navetta e l’intervento in caso di rottura dei fili.

 

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Telaio industriale in legno per nastri. | Dono dott. Luigi Giavini – Busto Arsizio. Su un telaio montato con la macchina jacquard, i licci e 8 tramatori (ossia 8 differenti qualità di trama che si possono impiegare) si ottengono tantissimi intrecci per la decorazione dei nastri. Le trame supplementari, che concorrono alla formazione del nastro, possono entrare a fare corpo con il tessuto di fondo per conferirgli consistenza e pesantezza oppure, ad eccezione di quella di fondo, le trame supplementari concorrono solo alla formazione dell’effetto di disegno (spolinato) senza doverle disporre su tutta l’altezza del nastro.

 

Il finissaggio è il complesso delle operazioni atte ad accrescere il valore e la qualità di un tessuto. La più importante è sempre stata l’applicazione dell’appretto che doveva essere come “… una specie di toilette destinata a rendere la merce più presentabile”. Gli appretti nelle produzioni di tipo industriale erano stesi sul tessuto mediante uno o più passaggi tra due cilindri, asciugati e di solito lasciati condizionare in ambienti umidi. Per rendere il tessuto più lucido e morbido era poi necessario un passaggio attraverso il mangano (beetle) e la calandra, macchinari progettati per questo specifico compito.

Presso il Museo spicca per dimensioni ed importanza il grande Beetle, un tipo di mangano utilizzato per la prima volta in Irlanda per la produzione dei tessuti di lino. Dal 1850 cominciò il suo impiego per i tessuti di cotone riscontrando un crescente successo. Tutti gli stabilimenti di finissaggio di una certa dimensione lo ebbero in dotazione.

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Mangano per finissaggio (Beetle). | Dono Rag. Narciso Ceriotti / Ditta AGI-Castellanza.

Il funzionamento del Beetle è semplice: il tessuto viene arrotolato su un grosso cilindro e su di esso sono fatti cadere 36 martelli di legno molto duro e sovente con guarnizioni interne di piombo che, rompendo e ripianando le fibre, conferiscono alla stoffa una morbidezza e lucidità particolari. Nei primi beetle il cilindro con il tessuto era azionato a mano, poi meccanicamente, poi si costruirono beetle con due cilindri in modo da arrotolare il tessuto da trattare durante l’operazione stessa (senza quindi fermarsi). Dai 60 colpi/minuto si giunse a beetle perfezionati a 450 colpi/minuto, tant’è che in dialetto bustocco queste macchine erano comunemente chiamate “òrgan” e si è perfino affermato il detto “éssi sut’al batiö” che significa “essere bastonato dalle avversità”.

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Vi va di proseguire questo viaggio nel tempo con noi? Continuate a seguirci!

Nei prossimi approfondimenti dedicati osserveremo da vicino il funzionamento delle macchine jacquard (e non solo!) e percorreremo insieme la lunga via della seta!

 

 

L’Angolo del Greg | Nuovi Episodi

Finalmente pubblicati sul blog di Studio Auriga gli Episodi 3 e 4 della rubrica “L’Angolo del Greg”!

In questi approfondimenti, Angelo ci racconta del suo incontro con l’azienda giapponese Tajima avvenuto a Milano nel 1975 in occasione dell’attesissimo evento ITMA, la fiera più importante in Europa nell’ambito del settore tessile-confezione. Tajima presentava allora 2 modelli di macchine da ricamo anni luce più avanti rispetto alla tecnologia tedesca del tempo.

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Macchina da ricamo Wurker del 1926, in mostra presso showroom Studio Auriga

Rese di produzione molto più redditizie + eccezionale qualità del ricamo: il connubio ideale che portò ben presto alla nascita di una proficua collaborazione tecnica con la società francese Terrot-France, rappresentante del marchio Tajima in Europa.

 

Studio Auriga divenne rappresentante del marchio Tajima in Italia e Angelo un prezioso portavoce presso l’azienda giapponese delle migliorie più richieste dal mercato europeo del ricamo della biancheria. Cominciò a recarsi di frequente in Giappone e collaborare con un apposito Team di Ricerca e Sviluppo.

Per saperne di più:

L’Angolo del Greg | Episodio 2

Continua il percorso nella storia del ricamo industriale a cura di Angelo Gregotti, Fondatore e Presidente della società Studio Auriga e Co-fondatore di Aurifil.

In questo episodio si ricordano i vent’anni che precedono la partnership con Tajima. Si entra quindi nel cuore dell’attività originaria del Sig. Gregotti, la fornitura dei disegni ricamo che ai tempi si svolgeva mediante la produzione di cartoni Jacquard.

Buona Lettura! 🙂

via L’Angolo del Greg – Episodio 2

L’Angolo del Greg | Episodio 1

Ben ritrovati!

Oggi abbiamo il piacere di segnalarvi L’Angolo del Greg, la nuova rubrica di Studio Auriga curata personalmente da Angelo Gregotti, Fondatore e Presidente della società. Nel corso di ciascuna puntata, Angelo ci condurrà con sè in un viaggio lungo i principali avvenimenti e cambiamenti occorsi nel mondo del ricamo industriale e della decorazione tessile dalla fine degli Anni Cinquanta ad oggi.

Il primo aneddoto risale ad una sera del 1958 presso la Confezione Farfalla di Rovellasca. Un episodio che ha lasciato un segno indelebile (…e che ha richiesto l’intervento di un bravo carrozziere!).

Per saperne di più, cliccate sul link qui sotto. Buona Lettura e alla prossima! 🙂

Nuova rubrica online a cura di Angelo Gregotti, Fondatore e Presidente di Studio Auriga. Un racconto inedito sull’evoluzione del ricamo industriale dal 1957 ad oggi

via L’Angolo del Greg – Episodio 1 — Studio Auriga